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A poche settimane dalla sua pubblicazione, è già stata definita l'opera più rivoluzionaria degli ultimi decenni. Nonostante il linguaggio filosofico altamente specializzato e la complessità delle questioni affrontate, è diventata oggetto di culto anche tra i non addetti ai lavori, che per mesi hanno atteso e cercato gli ultimi due volumi, ora sugli scaffali di tutte le librerie.
Si tratta effettivamente di una delle opere più vaste, complesse e ambiziose degli ultimi 50 anni: sono i sei volumi di Figure dell'enciclopedia filosofica di Carlo Sini. Il lettore che, ignaro dei precedenti lavori dell'autore, vi si accosta con le proprie consolidate o inconsapevoli certezze, allevate e nutrite dal senso comune, esce da questo tour de force nei fondamenti dello scibile umano in un comprensibile stato di shock.
Ma in che consiste la rivoluzionarietà e la radicalità di questo lungimirante progetto enciclopedico sull'origine e la natura dei nostri "saperi"? Perché sarebbe un'opera che, come altri in questi giorni hanno scritto, "fa tremare la terra"?
Certamente a primo acchito colpisce la mole dell'opera e la straordinaria vastità dei contenuti: antropologia, cosmologia, psicologia, politica, metafisica, pedagogia e - naturalmente - filosofia si trovano qui coinvolte e intrecciate in un unico percorso, tanto capillare nel suo tracciato (che si dirama in infiniti sottopercorsi, densi di spunti e gravidi di conseguenze) quanto omogeneo nei suoi intenti. Lascia poi sorpresi, oltre alla competenza con cui Sini si muove in questo ampio panorama dei saperi contemporanei, la profondità di analisi con cui lo attraversa, la lama affilata con cui egli disseziona lo scibile umano mostrandocene le interiora. E forse qui si radica il vero e proprio shock che coglie il lettore alla fine dei sei volumi: l'aver assistito a uno stravolgimento completo, radicale e inesorabile, dei fondamenti del pensiero e della cultura occidentali (quei saperi e quella cultura, per intenderci, attraverso cui tutti ci formiamo sui banchi scolastici: storia, biologia, fisica, matematica, ecc.) lasciando un'estraniante e disorientante sensazione, come di fronte a una spettacolare dimostrazione del tipo "tutto quello che sapete è falso".
Rimarrà forse meno colpito e disorientato chi già conosce a fondo gli ultimi sviluppi della filosofia del secolo scorso e ha una certa dimestichezza con i suoi autori: già Husserl e Heidegger avevano minato i fondamenti della scienza, mostrando come essa sia legata (diremmo quasi "compromessa") con i concetti della filosofia e con le più antiche tradizioni di pensiero, oltre che con le concrete e umane pratiche di vita (Husserl fu il primo a "scoprire", nella Crisi delle scienze europee, la rivoluzione concettuale operata dalla pratica di scrittura, sui cui presupposti ideologici opera inconsapevolmente la scienza). Ma le analisi di Husserl e Heidegger, seppur radicali, rimanevano su un piano strettamente filosofico, offrivano uno sguardo panoramico e teoretico sulla storicità e la intrinseca cecità dell'impresa scientifica (cecità relativa ai fondamenti del proprio operare, di cui i due filosofi iniziavano a illuminare le radici). Qui invece Sini entra nel merito delle concrete pratiche scientifiche, opera per così dire, dall'interno della scienza, mostrandone i presupposti inindagati; va a scavare nell'istituirsi delle varie discipline e dei diversi campi del sapere esibendone di volta in volta i paradossi inavvertiti e gli inconsapevoli pregiudizi, dei quali mostra dettagliatamente l'origine storica, legata agli effetti che la pratica di scrittura alfabetica e la strategia platonica hanno avuto sulla forma mentis dell'uomo occidentale (esemplare, in questo senso, l'analisi critica dell'etologia svolta nell'Appendice "La verità dell'umano e l'etologia" alla fine del terzo volume). Sini, per così dire, tocca la scienza e gli ambiti disciplinari della cultura antica e moderna nella loro carne viva, come né Heidegger né Husserl avevano saputo fare, usa la sua lama per incidere nel tessuto del "sapere" fin quasi a squartarlo, cavandone fuori infinite sorprese (si pensi solo alla genealogia che egli compie dell'"oggettività" scientifica, arrivando a toccare e a modificare profondamente lo statuto di verità della scienza). Qualcosa di simile, se vogliamo cercare paragoni, potrebbe essere la decostruzione compiuta da Derrida in campo filosofico-letterario (con la differenza che l'Enciclopedia non si rivolge alle bonae litterae, ma all'intero campo dei saperi a 360 gradi, puntando direttamente al cuore delle scienze più "dure", come ad esempio la cosmologia).
L'intento di Sini non è però quello di sollevare il tappeto - quell'intelaiatura di concetti impliciti e presupposti inindagati- su cui operano inconsapevolmente scienziati, storici e studiosi contempo-ranei, mandando completamente all'aria tutte le loro teorie e i loro discorsi sull'uomo, sul mondo e sulla verità dell'universo, scombussolando di fatto l'intera storia della cultura occidentale. Il fine di questa Enciclopedia Filosofica non è semplicemente "decostruttivo", volto cioè a smantellare le verità della scienza e del senso comune, rintracciandone il percorso storico-culturale e rinvenendone l'origine nascosta, ma è, direi, profondamente propositivo. Non si tratta di buttare via tutte le disci-pline umanistiche e scientifiche oggi conosciute, in quanto compromesse con le pratiche che stori-camente le hanno istituite, ma si tratta di ripensare daccapo tutta la nostra cultura, con una nuova illuminante consapevolezza critica ed una radicale comprensione filosofico-genealogica di quello che è stato, nelle sue originarie operazioni pratico-performative, e ancora oggi è, nelle profonde conseguenze della sua storia, il "sapere".
Certo questa Enciclopedia lascia dietro di sé molti cadaveri: non si può più pensare l'universo come lo concepisce la cosmologia contemporanea (il suo sguardo è infatti completamente deformato dalle conseguenze della scrittura alfabetica e matematica e accecato dalla "strategia dell'anima" di Platone che ancora agisce sotterraneamente in ogni ambito del sapere), non si può più pensare l'uomo come tradizionalmente siamo portati a concepirlo, ossia come animale razionale (almeno finché non si ravvisa nella razionalità la più grande costruzione ideologica della storia dell'umanità, come Sini sapientemente mostra attraverso questi sei volumi), non si possono più pensare la mente e il corpo così come li considera il senso comune, il quale è, ormai lo sappiamo, una stratificazione dell'ideologia platonico-aristotelica che nei secoli ha saputo insidiosamente radicarsi alla base di ogni formazione scientifico-culturale. Ma, dopo la definitiva sepoltura di tutta una serie di presupposti che fino ad oggi hanno dominato nei campi dello scibile, l'operazione di Sini va oltre, non si ferma a contemplare le lapidi e a piangere i morti (come troppo spesso la filosofia contemporanea ha fatto, aggirandosi di continuo tra le macerie di un mondo che, filosoficamente parlando e pensando, non "stava più in piedi"). Ed è in questo "oltre", nella nuova direzione che Sini indica ai saperi contemporanei, che si radica probabilmente il vero carattere rivoluzionario e la decisiva novità dell'Enciclopedia. Quale "oltre" e quale direzione?
Quella di una trasformazione etica del sapere - "etica" nel senso che Sini dà a questa parola: etica della scrittura, ossia esercizio di rimemorazione genealogica dei saperi a partire dalle loro pratiche istitutive, per non rimanere superstiziosamente accecati dagli oggetti e dai significati che tali pratiche mettono in opera. Detto altrimenti: il "sapere" così come lo abbiamo conosciuto e imparato non ha più corso, il modo tradizionale di pensare e ragionare va incontro a un radicale mutamento di senso (e questo non avviene certo per l'operazione compiuta da Sini in questi e in altri volumi, si tratta di un processo che è in corso da tempo nella storia della cultura, a cui Sini dà però una spinta non indifferente verso una direzione ben precisa). In che senso? Nel senso che il sapere costruito su teorie (la teoria del big bang, la teoria dell'evoluzionismo, la teoria dei sistemi, le teorie sull'origine dell'uomo e della civiltà, ecc.) e che dipende dalla rivoluzione del logos socratico, non può più presentarsi come "spiegazione" della realtà "in sé" ma deve fare i conti con le concrete pratiche da cui proviene e con i determinati abiti che esercita, nonché con la catena di presupposti che ne stanno a fondamento e implicitamente ne dirigono il cammino. Si tratta di un compito a cui le scienze non sono preparate e per il quale è necessaria una nuova formazione (non a caso l'itinerario di Sini nel "circolo dei saperi" si conclude con la pedagogia, cui è dedicato l'ultimo volume dell'Enciclopedia). Come infatti potrà la scienza non mettere più sul conto dei propri discorsi gli effetti e le trasformazioni socio-culturali che sono state innescate dalla scrittura alfabetica, dalla scrittura matematica, dalla costruzione dell'ideologia razionale operata da Socrate e dalla strategia dell'anima di Platone, da cui la scienza non solo proviene ma da cui dipende il suo stesso procedere e l'orizzonte di senso cui essa fa riferimento? Come gli scienziati, che restano gli interlocutori privilegiati di questo progetto, potranno evitare di confrontarsi con l'origine e la stratificazione di pratiche che si nasconde dietro le loro operazioni di senso (senso in cui ne va - e su questo siamo perfettamente d'accordo con Sini - del futuro ormai dell'intero pianeta)?
Che si concordi o meno con le molte analisi che Sini traccia in questo lungo percorso, è certo che la prospettiva che qui egli apre andrà a lungo discussa non più e non solo in ambito filosofico, poiché è lo stesso statuto del "sapere", su cui si fonda la nostra storia e le nostre istituzioni, che qui è messo radicalmente in questione. Quella da lui compiuta è un'operazione talmente rivoluzionaria, guidata da una mano così ferma e precisa, che, prima ancora di poterne misurare gli effetti, prima di comprenderne tutte le possibili conseguenze, ha già lasciato il segno. Ad altri il compito di raccogliere e interpretare quel segno, entro le proprie pratiche scientifiche e culturali, nel modo che riterranno più proficuo.